TEMPO: GEOMETRIE VARIABILI – II EDIZIONE THESAURUS

Tempo: geometrie variabili è il titolo della seconda edizione costruita intorno al nucleo tematico del “tempo”, nell’accezione propria o figurata del termine. Dall’arte scultoria all’architettura, dalla storia del pensiero medievale alla filosofia delle immagini, passando per la musicologia, la psicologia dinamica e la storia del cinema, il tempo costituisce un elemento fondamentale con cui l’uomo si confronta e dialoga per costruire un sistema di riferimento all’interno del quale rappresentare se stesso.
Il seminario, lungi dal voler esaurire le tematiche trattate, intende offrire alcune suggestioni affinché si possano delineare le coordinate essenziali e le tendenze principali della ricerca, universitaria ed artistica, relative al tema proposto.

Tra gli ospiti che fino al 25 maggio si alterneranno ogni giovedì alle 20.45 nell’aula magna dell’Istituto Caterina Caniana di Bergamo si segnalano: Ugo Riva, scultore; Massimiliano Studer, storico del cinema; Enrico Valtellina, filosofo; Daniela Barcella, dottore di ricerca in culture umanistiche e visive e docente di lettere; Federico Fornoni, docente di storia della musica presso il Conservatorio di Potenza; Roberta Frigeni, direttore scientifico della Fondazione Bergamo nella Storia; Francesca Danesi, architetto e ricercatrice in architettura presso il Politecnico di Milano; Pietro Barbetta, docente di psicologia dinamica presso l’Università di Bergamo.

TRACCE NEL TEMPO

Potremmo trattare il tema del tempo su due livelli: quello individuale, legato alla realizzazione di un’opera, e il tempo generale, universale, scandito dai minuti. Partendo dal secondo, Ugo Riva ritiene che il tempo sia sempre stato uno dei temi portanti della propria opera scultorea. Il tempo come segno profondo, ferita indelebile, Tempo/Tutto si trasforma (1987); come destino irreversibile, Nel Segno del leone (1988); successivamente con l’aggiunta nelle sue opere di elementi espliciti come meridiane o scritte indelebili nell’argilla, Tempus fugit, L’età dei giochi è finita (agli inizi degli anni ’90); per poi proseguire con la realizzazione di opere di dimensioni sempre più grandi. Con la fine del primo e l’inizio del secondo millennio scaturisce un ciclo vero e proprio dedicato a questo tema. Ricordiamo opere come I signori del tempoTempo senza TempoTestimoni della memoriaCome imperturbabili dei, per finire nel 2014 con la realizzazione della scultura monumentale Sull’abisso dell’eternità. Tempo come testimonianza, come sabbia che scivola inesorabile dalle dita, come bisogno di esistere, vivi, pensanti. Tempo come limite a un bisogno profondo di capire, conoscere per poi naufragare dolcemente e leopardianamente nella sua eternità.

Ugo Riva, scultore di fama internazionale, è membro della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti dei Virtuosi del Pantheon con nomina di Papa Benedetto XVI. Dal 1986 ha realizzato numerose esposizioni personali e collettive sia in Italia che all’estero.

TOO MUCH JOHNSON (1938) DI ORSON WELLES O DELLA RICERCA A RITROSO NEL TEMPO NELL’AMBITO DELL’ESTETICA DEL CINEMA

Orson Welles. Quando si legge questo nome ci si trova nella strana condizione di dover fare i conti con un gigante che si è sempre divertito a creare rompicapi e meraviglie filmiche. Questo straniamento lo si avverte non solo mentre si analizzano le sue opere. La sua vita e gli innumerevoli progetti e lasciti sparsi in tutto il mondo occidentale lo rendono un labirinto vivente. Opere incomplete, scritti, adattamenti di ogni tipo sono davvero sterminati. Come nel suo capolavoro d’esordio Quarto potere (1941), il percorso di indagine di Studer è partito da un titolo semplice: Too much Johnson (1938), un film inedito di Orson Welles, scoperto per caso in Italia nel 2008 esattamente settant’anni dopo la sua realizzazione. Un film muto che il regista americano aveva sempre dichiarato essere andato distrutto nell’incendio che colpì la sua villa in Spagna nell’agosto del 1970. Un film invisibile, dunque, che per uno strano caso del destino ha riportato in auge lo studio e l’approfondimento di una parte importante della carriera di Welles. Per la comprensione della genesi del film è stato necessario effettuare un’indagine storica che ha permesso di effettuare diversi viaggi nel tempo e nello spazio. Paradossi difficili da riferire che hanno avuto però il merito di riscoprire gli anni giovanili di Welles e che mettono in evidenza una personalità già solida e intraprendente. Un’indagine tra passato, presente e futuro per raccontare i misteri di questa incredibile scoperta.

Massimiliano Studer ha conseguito una laurea in psicologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha realizzato studi e indagini estetiche su Stanley Kubrick, Orson Welles e Leni Riefenstahl. Su quest’ultima ha pubblicato una ricerca monografica su Olympia (1938) per le edizioni Mimesis. È il direttore responsabile del sito www.formacinema.it nato come omaggio al cinema di Sergej Michajlovich Ejzenštejn. Attualmente insegna linguaggio cinetelevisivo presso l’ITSOS Albe Steiner di Milano.

AUTISMO: TRACCE PER UN’ONTOLOGIA STORICA

Gli oggetti culturali sono pensabili solo nel tempo della loro evenienza. Nel solco tracciato dal lavoro di Ian Hacking e Michel Foucault, si analizzeranno le emergenze che hanno prodotto la proliferazione attuale del discorso sull’autismo, tema tra l’altro affrontato da Enrico Valtellina nel suo libro Tipi umani particolarmente strani. La sindrome di Asperger come oggetto culturale (Mimesis, 2016)

Enrico Valtellina si occupa da anni di Disability studies, tema su cui ha pubblicato articoli, antologie e libri, in particolare Quale disabilità? (Franco Angeli, 2006). Una dedizione particolare è riservata alle disabilità relazionali dello spettro autistico, tema su cui ha pubblicato di recente Tipi umani particolarmente strani: La sindrome di Asperger come oggetto culturale (Mimesis, 2016). Il libro considerato di maggior rilievo per l’autore è Louis Wolfson: Cronache da un pianeta infernale (curato con Pietro Barbetta, Manifestolibri, 2014).

NEL TEMPO ANADIOMENE DEL DESIDERIO. UN PERCORSO ETICO/ESTETICO DI IMMAGINI E MEMORIE

Il contributo intende proporre un percorso attraverso il fecondo intreccio tra il tempo psichico – che connota, tra le altre, la dimensione umana del desiderio – e la temporalità in atto nelle immagini, in quanto organismi antropologicamente complessi, in cui la memoria culturale si con-fonde con la proiezione etico-desiderativa. Il tema del desiderio, rivalutato da recenti riflessioni psicoanalitiche in tutta la sua enigmaticità, è chiave elettiva per la singolarità del soggetto destituito dell’immagine unitaria del sé e posto di fronte all’assenza che lo eccede, alla mancanza di un oggetto desiderato, per altro da sempre perduto e che pur tuttavia non ristagna melanconicamente grazie alla sua forza generativa. Il tempo psichico è così determinato da ritornanze fantasmali, da ritorni insepolti, da cadute (sintomi) di significato e risignificazioni après-coup degli eventi. Proprio alla luce del legame osmotico tra scarto e necessità, singolare e universale, il contributo estende le ritornanze fantasmali e le sovrapposizioni temporali al tempo storico, per riconsiderare in senso benjaminiano gli “stracci” della storia, gli scarti ovvero ciò che resiste alla universalizzazione, che suppone alterità e, in quanto tale, implica dialettica del desiderio.

Daniela Barcella è docente presso il Liceo scientifico E. Amaldi di Alzano Lombardo. Dopo la laurea in Scienze umanistiche, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca presso la scuola di dottorato in Culture umanistiche e visive dell’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa di studi visuali connessi, in prospettiva interdisciplinare, agli studi psicoanalitici, filosofici, letterari e dell’immaginario. Ha pubblicato Sintomi, strappi, anacronismi. Il potere delle immagini secondo Georges Didi-Huberman, (Punctum, 2012). Tra i saggi: Frammenti di immagini, frammenti di ricordi. Un viaggio nelle risposte artistiche all’11 settembre 2001, Elephant&Castle, n. Lab, 2011; Nell’ombra liquida della memoria. Attraverso l’opera di Christian Boltanski, Elephant&Castle, n. 5, 2012.

MANIPOLAZIONI TEMPORALI NEL TEATRO DI DONIZETTI

L’opera in musica è genere teatrale che prevede intrinsecamente l’alternanza fra momenti nei quali l’azione esteriore procede e momenti volti a esprimere il portato interiore del personaggio. I primi danno la sensazione di uno scorrimento temporale pararealistico, i secondi di una dilatazione temporale (ciò che nella realtà dura pochi istanti verrebbe esteso fino a occupare vari minuti di musica). Questo almeno è stato il punto di partenza nei primi studi dedicati alla funzione del tempo nella drammaturgia musicale. Oggi tale posizione è in parte superata, in virtù di nuovi approcci metodologici. Fra gli aspetti più interessanti emersi negli ultimi anni vi è l’individuazione del trattamento temporale come fenomeno utile a caratterizzare gli orientamenti drammaturgici delle diverse epoche e dei diversi compositori. Nel melodramma italiano romantico il tempo agisce direttamente sui personaggi e sulla vicenda. Da questo punto di vista la produzione di Donizetti costituisce uno degli esiti più avanzati. Nelle sue opere troviamo in abbondanza orologi che battono, campane che rintoccano, cannoni che sparano a salve, sempre in coincidenza di situazioni cruciali del dramma. Ma l’aspetto più interessante è forse dato dal fatto che il compositore attraverso la musica è in grado di generare nello spettatore una percezione accelerata, rallentata, o realistica del flusso temporale a seconda delle necessità drammatiche. L’incontro sarà volto a esplorare quest’aspetto attraverso l’ascolto e la descrizione di alcune scene tratte da opere del musicista bergamasco.

Federico Fornoni si è laureato e ha conseguito il dottorato di ricerca in Musicologia all’Università di Pavia (sede di Cremona). Già assegnista di ricerca nell’Università di Berna, docente nei Conservatori di Bergamo e Taranto, cultore della materia (Drammaturgia musicale) nell’Università di Pavia, attualmente insegna Storia della musica nel Conservatorio di Potenza. Collaboratore della Fondazione Donizetti dal 2003, nel 2014 gli è stato assegnato il Premio Puccini dal Centro studi Giacomo Puccini di Lucca.

IMMAGINI DEL TEMPO NELLA MENTE MEDIOEVALE

Un percorso, tra parole e immagini, per mostrare l’evoluzione della riflessione intorno al tempo nella trattatistica etica e politica medievale, con particolare riferimento all’epoca bassomedievale.

Roberta Frigeni si è laureata in Filosofia nel 2002 presso l’Università degli Studi di Milano, dove è stata assegnista di ricerca (2009-2011) e ancora collabora con l’insegnamento di Storia della Filosofia Medievale. Dal 2012 al 2015 è stata assegnista di ricerca in Storia economica per il progetto di Ricerca Europeo “EINITE” (Economic Inequality across Italy and Europe, 1300-1800), presso l’Università Bocconi.
Da febbraio 2016 ricopre l’incarico di Direttore scientifico della Fondazione Bergamo nella Storia. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su tematiche di Storia del pensiero medievale, Storia della filosofia politica, Storia delle istituzioni, Storia della stampa

SPAZIO, TEMPO E RACCONTO. LA DIMENSIONE NARRATIVA DELL’ARCHITETTURA.

L’architettura è in grado di attuare un dispiegamento di significati nel tempo e di raccontare “poeticamente”, attraverso l’ambiente fisico, spazialità e temporalità. In altre parole, può svolgere una narrazione nel tempo, conferendo a questo una dimensione umana, attraverso mezzi spaziali impregnati di senso. La riflessione si dipana quindi attorno ai concetti di spazio, tempo e racconto, in relazione all’architettura, intessendo riflessioni teoriche continue tra i temi fondamentali e verificandole in casi di allestimenti artistici magistrali.

Francesca Danesi dopo la maturità classica consegue la laurea (cum laude) in Architettura, i diplomi di Conservatorio in violino e viola e il dottorato di ricerca in Architettura degli Interni e Allestimento. Per la parallela formazione artistica e le esperienze professionali (come architetto, scenografa, musicista e artista visiva), la sua personale ricerca verte sulle relazioni che intercorrono tra l’architettura e le altre arti. Collabora con il Politecnico di Milano ad attività di didattica e ricerca. Ha scritto diversi testi sugli Interni, la Museografia e l’Allestimento.

AION, CHAIROS, CHRONOS, CHAOSMOS. IN QUANTI MODI CHIAMARE IL TEMPO

Agostino diceva che alla domanda “che cos’è il tempo?” non avrebbe saputo rispondere, eppure lo sapeva, bastava non chiederlo. Il tempo è un paradosso logico-matematico, che corrisponde a un paradosso dell’esperienza vissuta. Cos’è il tempo per una persona autistica? Per un melancholico? Per una persona urgente, come il “Giovanni telegrafista” di Jannacci? Per Stephen Dedalus e Leopold Bloom? Per la teoria delle Catastrofi? Durante l’incontro si cercherà di rispondere insieme con l’ascolto e la lettura. Senza mai chiedersi cosa dobbiamo fare. La “lotta contro il tempo” è il male dell’“uomo bianco occidentale”, dalla sessualità ai programmi scolastici, al rapporto ritardo/puntualità, al gioco d’azzardo fino alla guerra. Il tempo c’è, non saremo mai come Dio.

Pietro Barbetta è psicoterapeuta sistemico-relazionale e autore di molti volumi a tema clinico e letterario. Tra i più recenti, La follia rivisitata (Mimesis, 2015), Louis Wolfson: Cronache da un pianeta infernale (curato con Enrico Valtellina, Manifestolibri, 2014), Lo schizofrenico della famiglia (Maltemi, 2008), Figure della relazione (ETS, 2007), Anoressia e isteria (Cortina,2005).

pietro barbetta