MEGA-TELESCOPI PER RACCOGLIERE LA LUCE DI OGGETTI SEMPRE PIÙ LONTANI

Cesare Guaita

Secondo le stime più recenti, l’Universo nacque dal ‘Big bang’ circa 13,7 miliardi di anni fa. Inizialmente tutto era costituito da idrogeno + 25% di Elio. Poi, dopo circa 1 miliardo di anni, cominciarono a formarsi le prime stelle e galassie. Conoscerne il meccanismo di formazione è di importanza BASILARE per capire la genesi stessa (ancora molto misteriosa) del Big Bang. Ma siccome la luce di questi primi oggetti (lontanissimi nel tempo e quindi anche nello spazio) è partita circa 13 miliardi di anni fa, ci arriva flebile e priva di dettagli. Da qui la necessità di costruire telescopi sempre più grandi. A metà del secolo scorso il telescopio di Monte Palomar (5 metri) confermò la scoperta che l’Universo è costituito da galassie e da ammassi di Galassie. Alla fine degli anni ’90 del secolo scorso i primi telescopi della classe degli 8 metri (soprattutto i 4 VLT di Paranal sulle Ande cilene) riuscirono ad arrivare fino ad una distanza temporale di qualche miliardo di anni-luce scoprendo che in quel lontano passato le galassie erano completamente differenti e meno evolute di quelle ‘vicine’. Contemporaneamente HST, il Telescopio Spaziale Hubble (2,5 m che nello spazio valgono almeno 10 volte tanto) riuscì ad andare ancora più lontano, scoprendo oggetti informi e bizzarri interpretati come i probabili mattoni da cui nacquero le galassie primordiali. A questo punto lo stadio successivo rimane quello di studiare a fondo queste galassie o proto-galassie primordiali, per capirne il significato genetico ed evolutivo (addensamento di materia attorno a buchi neri, eccesso di materia oscura?). Ecco quindi la necessità di telescopi ancora più grandi sia a Terra che nello spazio. Ma realizzare telescopi di classe superiore agli 8 metri è molto complesso. Intanto non è più possibile realizzare specchi monolitici, quindi si ricorre all’assemblaggio di segmenti esagonali (il Keck delle Hawaii e il GTC di La Palma nelle Canarie, hanno specchi segmentati da 10 metri). In particolare i grandi specchi, muovendosi, si deformano per colpa del loro stesso peso ed in più amplificano a dismisura il problema della turbolenza atmosferica che degrada le immagini. Da qui la necessità di soluzioni tecniche assolutamente innovative (ottica attiva, per correggere le deformazioni degli specchi per il loro peso e soprattutto ottica adattiva, per neutralizzare la turbolenza grazie a specchi sottili che si deformano centinaia di volte al secondo). Proprio l’introduzione di ottiche attive ed adattive è la condizione fondamentale per la costruzione dei super-telescopi della prossima generazione, in particolare E-ELT, il telescopio a segmenti esagonali (798) da 40 metri di diametro che l’ESO (European Southern Observatory) sta costruendo in Cile, sul Cerro Armazones, a due passi dai 4 VLT da 8 metri di Cerro Paranal. Nel contempo è ormai quasi pronto (verrà lanciato a metà del 2019) il successore del Telescopio Spaziale Hubble: si chiama JWST (James Webb Space Telescope) ed ha uno specchio da 6,5 m, formato da 18 segmenti esagonali. Con E-ELT e con JWST l’umanità vedrà per la prima volta come è nato l’Universo e potrà anche indagare se, tra i 4000 pianeti extrasolari finora scoperti, esistono pianeti simili alla Terra. Sarà la più grande risoluzione scientifica di tutti i tempi, pienamente alla portata della nostra generazione, che nonostante tutto deve ritenersi la più fortunata di sempre.

Nato e residente a Tradate (Va) Cesare Guaita si è laureato in Chimica nel 1973 e si è specializzato in Chimica organica e Chimica macromolecolare. Per oltre 25 anni ha lavorato come ricercatore presso i laboratori di una grande azienda. Esperto di Cosmochimica e Planetologia, ha pubblicato, su riviste divulgative e professionali, centinaia di articoli su questi temi, con particolare riferimento alle connessioni chimico-geologiche di una moltitudine di fenomeni planetari ed astrofisici. Nel 2006 ha pubblicato un volume molto apprezzato sul tema Alla ricerca della vita nel Sistema Solare (Sirio). Nel Gennaio 2009 ha pubblicato il volume I giganti con gli anelliLe rivoluzionarie scoperte sui pianeti esterni (Gruppo B). In Ottobre 2009 è uscito il volume I pianeti e la vita, ultime scoperte (Gruppo B). Nel mese di Marzo del 2012 ha pubblicato con la figlia Lucia  Guaita (Astrofisica) il volume Cile: il Paradiso dell’Astronomia (Gruppo B). Nel mese di Novembre del 2015 ha pubblicato un volume molto fortunato sul tema L’esplorazione delle comete, da Halley a Rosetta (Hoepli). Collabora normalmente a giornali e riviste, nonché con reti televisive pubbliche e private con cui ha realizzato decine di programmi astronomici. È presidente e fondatore (anno 1974) del G.A.T., Gruppo Astronomico Tradatese, un’Associazione ben nota in campo nazionale per la sua opera di divulgazione ad alto livello in tutti i campi della ricerca astronomica. La mostra triennale del G.A.T. dedicata a L’esplorazione del Sistema Solare (migliaia di immagini planetarie con 660 pagine di diciture) è unica in Europa. Partecipa a ricerche di tipo professionale specialmente nel campo delle comete, delle scienze planetarie e della bioastronomia, con risultati spesso presentati a congressi e pubblicati su riviste specialistiche del settore. Ha partecipato a campagne osservative in varie parti del mondo in occasione di importanti eventi astronomici. Tra questi ricordiamo Lo studio della cometa di Halley dal Sud Africa nell’Aprile 1986; l’osservazione della supernova 1987A nel Dicembre 1988 in Kenia; la presenza al J.P.L. di Pasadena, in California, come Visiting Scientist nell’Agosto 1989 in occasione dello storico incontro della sonda Voyager 2 con Nettuno; lo studio di 10 eclissi totali di Sole (la prima in Messico nel Luglio 1991, l’ultima in USA il 21 Agosto 2017). È grande esperto di didattica e di divulgazione dell’astronomia. In questo ambito, da oltre 25 anni, è conferenziere del Planetario di Milano dove ha finora tenuto più di 400 conferenze. In più, ogni anno sono almeno un centinaio le conferenze pubbliche e le lezioni a studenti di ogni tipo di scuola. È membro di molte Società Astronomiche italiane e straniere.

La conferenza si terrà giovedì 26 aprile alle 20:45 presso l’aula magna dell’Istituto Caterina Caniana in via del Polaresco 19, Bergamo.

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